30 set Perché ci trattano da ignoranti? E perché lo fanno con successo?

Penso che l’ignoranza dell’italiano medio e la sua mancanza di senso critico siano alla base del successo di certi personaggi politici. Ignoranza intesa nel senso proprio della parola, come condizione di chi non conosce in modo adeguato un fatto o un oggetto, ovvero manca di una conoscenza sufficiente di una o più branche della conoscenza [Wikipedia].

BREVE PREMESSA/SFOGO

Berlusconi continua imperterrito a fare il bello e il cattivo tempo in Italia. Democrazia, dicono. Cadono i governi, i non-fatti parlano da sé, ma la gente, la massa, non cambia la sua opinione, e i soliti noti rimangono al potere.

La cosa che più mi infastidisce sono le dichiarazioni di questi politici, in particolare quelle di Berlusconi. Definirle strazianti è riduttivo. Le sparate di Berlusconi sono delle vere e proprie baggianate populiste, ideate per persuadere gente ignorante. A volte quando parla mi sento offeso, trattato da idiotaberlusconi

DOMANDA

Berlusconi e compagnia ci trattano come capre. La cosa grave è che, a giudicare dai voti, la loro strategia funziona con successo. Mi domando: perché hanno scelto di agire in questo modo? Siamo davvero un popolo così ignorante?

RISPOSTA

Un articolo di Silvia Fabbri, sul numero di Settembre del mensile consumatori COOP, ha in parte risposto a questa mia domanda, lasciandomi pure qualche spunto di riflessione. Riporto qui di seguito alcuni passaggi dell’articolo.

ANALFABETISMO DI RITORNO

Solo il 30% degli italiani ha gli strumenti per orientarsi nel mondo attraverso
lettura e scrittura. Gli altri non capiscono libretti di istruzioni, contratti di lavoro,
articoli, posologie. Un dramma collettivo che rende le persone fragili e manipolabili

Come ha dichiarato Tullio De Mauro, noto linguista: “Molti sono spinti a votare più con la pancia che con la testa”.
Secondo il suo punto di vista tutto questo porta a inevitabili conseguenze negative per la nostra democrazia, visto che le difficoltà di comprensione non consentono di sviluppare in modo adeguato gli strumenti di controllo dell’operato delle nostre classi dirigenti.

A questo punto, viene da porsi le stesse domande della giornalista:

Chi ha ridotto così gli italiani? E quando?

Una risposta la da Elisa Manna, responsabile del settore politiche culturali del Censis: “Sono decenni che non si investe nella cultura, nella scolarizzazione e nella educazione permanente degli adulti, anche dopo la scuola. e ciò che oggi abbiamo di fronte è un italiano medio fragile e manipolabile.”

Praticamente ci troviamo con una buona percentuale di popolazione sostanzialmente incapace di essere consapevole dei propri diritti e incapace di costruirsi un’opinione autonoma.

CONSEGUENZE

Le conseguenze di questo sfascio culturale? Molteplici, soprattutto a livello economico.

  • Dal punto di vista lavorativo, in una società sempre più complessa, questa perdita di cultura ci rende poco competitivi, a livello singolo e a livello collettivo come paese. Le classi meno abbienti non investono più sulla cultura di sé e dei propri figli. Non si crede più che lo studio possa consentire di migliorare la propria condizione sociale ed economica. Come dice Fabbri: “Lo scenario che si sta delineando è più o meno questo: i ricchi studiano – e guadagnano, e comandano – e i poveri restano al palo.”
  • Sul piano delle relazioni interpersonali, basti vedere i recenti fatti di cronaca violenta, si rischia di perdere la capacità di esprimere i propri sentimenti. Come sottolinea Elisa Manna: “Tante persone sanno esprimere o amore o odio. O bianco o nero. Se non si hanno le parole si può essere sopraffatti dalle emozioni che poi possono sfociare nella frustrazione e nell’aggressività.”

RIMEDI

Come combattere l’analfabetismo di ritorno?
Tullio De Mauro ci svela il segreto, davvero semplice:

Aprire un libro e leggerlo.

Questi dati e l’analfabetismo di ritorno potrebbero in parte spiegare il comportamento di certi politici e l’infelice situazione italiana. Nel mio piccolo continuerò a sostenere la cultura, l’istruzione e l’importanza dell’università. Leggere e studiare è importante, per noi stessi e per il futuro del nostro paese. Io la penso così.

Concludo con un’infelice statistica e un’infografica (la mia prima infografica):

Nel 2011, al netto delle persone sotto i sei anni di età, il 54,7% della popolazione (cioè 31,5 milioni) non legge nemmeno un libro all’anno. Ovvero: non legge mai.

italiani cultura statistiche analfabetismo
L’articolo completo di Silvia Fabbri lo trovate a pagina 6 di Consumatori COOP, Settembre 2013.

Francesco Favaro
favaro.france@gmail.com

Laurea Magistrale in Marketing e Comunicazione. Attualmente sono Marketing Assistant in SodaStream Italia. Leggo molti saggi e manuali, per il desiderio di capire di più, e più a fondo. . Osservatore. Profilo Google +

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